I nodi da sciogliere
A fronte di questa crisi è importante che il comparto dei centri di lavoro si prepari alla futura ripresa. I nodi da sciogliere sono tanti, ma anche le opportunità non mancano. Due soluzioni proposte da DMG L'avvento del centro di lavoro nel panorama della macchina utensile è stata veramente una rivoluzione. Negli anni, infatti, il machining center ha conquistato sempre maggiori quote di mercato affermandosi come una macchina indispensabile nel mondo delle lavorazioni meccaniche. La flessibilità una delle sue caratteristiche distintive e la possibilità di realizzare lavorazioni che permettono la finitura di un pezzo in macchina. Si sono poi viste soluzioni a celle di lavorazione dove due o più centri di lavoro insieme realizzano lavorazioni piuttosto complesse e articolate con produttività significative oltre alla già sottolineata flessibilità. Si è poi visto l'aumento della produttività del centro di lavoro che in alcuni casi si è trovato in sovrapposizione anche con il transfer.
Una macchina, quindi, molto importante per l'azienda metalmeccanica e molto eclettica nel suo utilizzo. Per il suo importante ruolo nel settore e anche per la situazione difficile di mercato che vede anche il centro di lavoro in difficoltà in un mercato, come l'attuale, piuttosto complesso, abbiamo pensato di raccogliere le opinioni di alcuni tra i più importanti costruttori, o rappresentanti di centri di lavoro presenti in Italia per delineare un panorama inerente questa tipologia di macchina utensile. Mercato: con lo sguardo al futuro Il mercato della macchina utensile in generale sta subendo un forte calo. Le cause di tipo fi nanziario si sono ampliate anche all'industria. Anche se nessuno ha, soprattutto in questo momento, la sfera di cristallo è importante capire come si evolverà, quando fi nirà questa crisi e quali sono le peculiarità dei costruttori di centri di lavoro per affrontare l'attuale diffi cile situazione. Iniziamo con le valutazioni di Ugo Ghilardi, amministratore delegato di DMG Italia. «L'attuale crisi economica è globale in senso lato, non risparmia né il nostro Paese né il nostro settore.
A prescindere dalle sue origini, certamente di tipo finanziario, oggi l'avvertiamo in modo molto concreto nel calo delle commesse e dei programmi di lavoro dei nostri clienti e nella rigidità del sistema creditizio. «Come produttori di centri di lavoro di molteplici tipologie, dalle più semplici macchine verticali a tre assi sino alle più tecnologiche macchine a fresare e tornire, notiamo che il calo delle vendite è stato decisamente meno sensibile nel campo delle versioni a cinque assi; mentre è stato pesante per i classici centri di lavoro orizzontali. «Crediamo che l'ampiezza della gamma, e la padronanza della tecnologia dei cinque assi, siano validi strumenti per affrontare, sia la crisi contingente che il mercato che verrà dopo di essa: un contesto nel quale è più facile prevedere una domanda di estrema flessibilità e versatilità, più che non un ritorno dei grandi lotti produttivi». Che l'origine della crisi sia di tipo finanziario, ma che ha poi coinvolto anche il manufacturing, lo concordano anche Andrea Fritsch, direttore generale della Makino Italia, Marco Fasoli e Paolo Fritshi, Product Manager della Ridix. «Il mercato ha sicuramente subito una frenata brusca in seguito alla crisi finanziaria - sottolinea Fritsch - con conseguente calo dei consumi.
Bisogna registrare che la riduzione della domanda non è stata però solamente quella della domanda reale, ma corrisponde anche alla eliminazione di quella superflua che si pretendeva "nutrire" con una capacità produttiva sovradimensionata. In riferimento particolare al mercato dell'automobile prevediamo che si assista in futuro a un processo di ottimizzazione di tale capacità, che in passato era presente e non sfruttata. Il processo di accorpamento delle principali case ne è una testimonianza. «A ruota anche altri mercati potrebbero subire tale processo con conseguente livellamento e quindi stabilizzazione a livelli diversi da quelli del 2007. Di conseguenza il fornitore di macchinari e centri di lavoro in particolare dovrà, secondo noi, sviluppare ancora più "versatilita" e "essibilità" per proporre soluzioni economiche e produttive anche per lotti medio piccoli». «La crisi del mercato finanziario - affermano Fasoli e Fritshi - è stata sicuramente la causa scatenante, e probabilmente anche principale responsabile dell'ondata che ha poi travolto tutti i settori.
Ancora oggi, l'arresto degli investimenti (e quindi il calo nel mercato delle macchine utensili) è dovuto in buona parte alla mancata concessione di fiducia, cioè di finanziamenti, alle aziende, anche alle più sane e al conseguente crollo della produzione. Concentrarsi più sulla qualità del prodotto che sui grandi numeri sarà una delle strade per soddisfare il mercato del futuro. «Serviranno, inoltre, macchine più performanti con maggior rigidità unite a software Cam molto evoluti e specializzati nella lavorazioni a cinque assi simultanei». Oltre a soluzioni di macchinari flessibili anche l'azienda dovrà essere flessibile per affrontare e uscire rinforzata dalla crisi attuale. «La recessione - spiega Ernesto Molinari, responsabile della filiale italiana della Hermle - ha colpito inesorabilmente anche il settore della costruzione di macchine utensili. Soprattutto a causa della crisi economica internazionale, il ciclo congiunturale in realtà normale si è trasformato in una recessione molto pesante che non poteva essere prevista da nessuno. «Ciononostante, Hermle è in grado di reagire in modo adeguato grazie al "concetto dell'azienda essibile", studiato in modo da permettere di ammortizzare i crolli congiunturali nel settore della costruzione di macchine utensili e, non da ultimo, grazie al capitale proprio che garantisce indipendenza.
Il concetto Hermle di orario di lavoro essibile è risultato effi cace: i picchi di commissioni del passato non vengono più affrontati con settimane lavorative rigide da 35 o addirittura 32 ore e con nuovi regolamenti senza un piano prestabilito, ma con essibilità e con gli straordinari. Questo, combinato con un conto ore essibile, ci ha dato un po' di respiro. «La situazione degli ordini, al momento molto tranquilla, e le ore di lavoro risparmiate servono ora per le ristrutturazioni interne, per i miglioramenti dei processi e per il training. In breve, traiamo il massimo vantaggio dal periodo che stiamo vivendo. Anche se le prospettive sembrano estremamente negative, le sfruttiamo per migliorarci e per presentarci in futuro ancora più forti sul mercato». La complessità della crisi che stiamo attraversando è evidenziata anche da Gabriele Gasperini, presidente della MCM. «Purtroppo è una crisi complessa e molto diffi cile da identifi care, sicuramente originata da una crisi fi nanziaria mondiale, che si è poi estesa all'economia colpendo tutti i comparti.
Le crisi che il nostro settore ha attraversato in precedenza erano molto diverse, perché tendevano a colpire un settore, mentre altri ne restavano esenti, di conseguenza c'erano sempre comparti che continuavano a lavorare e quindi a investire in macchine e impianti. «I costruttori dei centri di lavoro per affrontare tutto questo devono migliorare e ottimizzare la propria organizzazione, devono affi nare e diversifi care la propria offerta sia sotto il profi lo tecnologico che sotto quello economico. «Il mercato che uscirà da questa crisi sarà ulteriormente "aggressivo" caratterizzato da una clientela sempre più esigente, e da un'offerta ricca di concorrenza agguerrita ovviamente riversata sugli stessi comparti e sulla stessa tipologia di pezzi da produrre, ma tutto questo è già realtà». E sono proprio le aziende metalmeccaniche utilizzatici di macchine utensili a essersi fermate a causa di questa crisi, bloccando in questo modo una serie di investimenti in macchinari.
«Se anche l'attuale grave crisi economica è iniziata con connotati di natura finanziaria - spiega Guglielmo Casalini, direttore generale di Overmach - è altrettanto vero che ora si percepisce soprattutto una "crisi di lavoro" nel senso che in moltissimi settori è venuta a mancare totalmente la produzione: tante macchine utensili presso gli utilizzatori sono ferme e nessuno sa esattamente quando potranno ripartire.
Il tutto ha una ancor più grave ripercussione sugli investimenti e quindi sulle vendite di macchine utensili che negli ultimi mesi si sono pesantemente contratte, complice anche la scarsa propensione a concedere finanziamenti da parte delle banche. Nell'immediato il costruttore (o l'importatore) di centri di lavoro non può che far leva su prezzi, consegna e condizioni di vendita, con un vantaggio solo per i "grandi costruttori" che riescano a offrire i loro prodotti a condizioni vicine a quelle di altri meno quotati. Per il futuro, non v'è dubbio che il mercato dei centri di lavoro cambierà, probabilmente presentando un minor numero di attori e privilegiando soluzioni più personalizzate sia come applicazioni che come numero di assi controllati». Che alla crisi finanziaria si affianchi anche quella di lavoro lo conferma Viliam Bighi, amministratore delegato della Mori Seiki Italiana. «Il mercato è in forte difficoltà e l'origine di tutto è indubbiamente la crisi finanziaria, che però in breve tempo si è trasformata in crisi di lavoro colpendo pesantemente il mondo industriale e quindi anche quello meccanico.
Pur essendo la crisi globale, esistono alcuni settori che ancora non risentono della situazione difficile, tra questi evidenzierei quello dell'energia. «Quale sarà il futuro? Difficile dirlo, certamente molto dipenderà dalla situazione finanziaria; se questa si appianerà con una certa celerità anche il mondo del manufacturing riprenderà rapidamente la salita». «Secondo Vincenzo Biffi e Mauro Abrami rispettivamente presidente e vicepresidente della GMV, le cause della crisi non sono solo di tipo finanziario. «Secondo noi le cause di questa crisi non sono solo di tipo finanziario ma riguardano un sostanziale cambiamento di tutta la struttura industriale e degli atteggiamenti dei consumatori. Non possiamo pensare a una solita crisi passeggera e che tutto tornerà come prima: è un modo diverso di fare business. «Niente sarà più come prima. Questa crisi è come l'immagine di una persona che si è ammalata in modo molto grave e che per ristabilirsi ha bisogno di una degenza molto lunga.
Tanto più grave è la malattia, tanto più lunga sarà la degenza. È altrettanto vero che questa crisi può offrire alcune opportunità. Primo fra tutti quello di un risanamento della propria azienda adeguandola al punto di pareggio più basso con una struttura più snella e capace di resistere a una logica mancanza di fatturato per effetto della diminuzione delle vendite, per poi proporsi alla possibile e lenta ripresa con prodotti rivisti e aggiornati da un punto di vista tecnologico». Altro problema di questo momento è certamente l'accesso al credito che blocca il lavoro delle imprese. «Le cause dell'attuale crisi - spiega Michele di Iorio, amministratore delegato della Serrmac - derivano certamente dalla crisi finanziaria mondiale. L'accesso al credito è molto difficile e la liquidità è molto bassa. «Per affrontare questa tipologia di crisi, che si prospetta finirà per la primavera del 2010, è importante continuare a investire in ricerca tecnologica, in progetti di sviluppo in nuovi soluzioni produttive/industriali, continuando contemporaneamente lo studio di nuovi mercati.
Certo ora l'intero mercato delle macchine utensili europeo è in una fase stagnante e i mercati di sbocco sono quelli del BRIC. Occorre puntare su riduzione costi, investimenti oculati e accurati, per essere pronti nel momento della ripresa». La crisi finanziaria ha portato a una crisi dei consumi che ha colpito molti prodotti dove la meccanica svolge un ruolo fondamentale, un concetto confermato anche da Paolo Egalini, direttore generale della Mandelli, Gruppo Riello Sistemi. «La crisi degli investimenti in macchine utensili è determinata innanzitutto da una riduzione dei volumi dei consumi dei beni prodotti con tali macchinari, i quali a loro volta riettono i cali dei rispettivi settori di destinazione; cito tra gli altri: Automotive; Macchine movimento terra (e il conseguente riettersi sui componenti idraulici); Edile (e il conseguente riettersi sulle macchine da cantiere); Mezzi di Trasporto (e il conseguente riettersi sui veicoli industriali). «I tempi della ripresa degli investimenti saranno fortemente legati alla ripresa di questi settori, e ritengo che solo dopo un semestre del consolidamento dei loro consumi si potranno vedere i riessi positivi sugli investimenti. «Per quanto riguarda il comparto dei centri di lavoro, macchina essibile per antonomasia, la ripresa degli investimenti sarà maggiormente selettiva verso soluzioni in grado di garantire un vantaggio competitivo evidente rispetto sia ai macchinari già esistenti che verso i concorrenti. «Questo sposterà l'attenzione verso la specializzazione tecnologica, determinando la crescita di prodotti focalizzati all'ottimizzazione dei processi produttivi di componenti specifi ci a scapito di macchinari general purpose».
Pur confermando la crisi in atto, Mauro Salvadori, amministratore delegato di Emco Italia Srl e Emco Famup Srl commenta la presenza anche di segnali di ottimismo e il ruolo degli investimenti in tecnologia per affrontare il dopo crisi. «Noi tocchiamo quasi tutti i settori della meccanica e notiamo segnali positivi che ci fanno essere ottimisti. L'umore delle offi cine è certamente migliorato rispetto a tre/quattro mesi fa. Oggi sembra essere tornato l'interesse verso l'alta tecnologia perché le aziende che smettono di aggiornarsi e non investono in macchine di alta qualità sono destinate a chiudere in breve tempo. «Ci fa ben sperare la ripresa del settore degli stampisti in quanto dietro la richiesta di un nuovo stampo vi è sempre un nuovo progetto che deve essere presto collocato sul mercato. Un altro settore in risalita è quello delle trivellazioni petrolifere, il prezzo del petrolio è tornato a toccare i 60 dollari al barile, il che giustifi ca nuove trivellazioni e gli investimenti di Paesi quali Russia, Iraq e Iran. «Il settore automotive è un mondo in continua evoluzione che ci riserverà delle sorprese a brevissimo, con riassestamenti e fusioni.
Attualmente è in sofferenza ma prevediamo che dal 2010 tornerà a essere quello con le maggiori opportunità. In ogni caso, quando ripartirà l'economia, il mondo industriale non sarà più quello di prima: sopravvivranno solo le aziende capaci di individuare la loro giusta collocazione sul mercato. Per rimanere competitive le aziende utilizzatrici dovranno dunque investire in tecnologia e qualità e, per tale motivo, i costruttori di macchine utensili conteranno su un minor numero di clienti, ma più preparati dal punto di vista tecnologico. L'impresa meccanica del futuro dovrà lavorare pezzi più complessi in un unico serraggio e nel minore tempo possibile per abbattere i tempi morti e ridurre i costi».
Foto: Le macchine della Emco sono installate presso aziende operanti in svariati settori produttivi Due soluzioni proposte al mercato dalla GMV
Foto: Versatilità e lesssibilità due concetti chiave per la Makino Due dei centri di lavoro che la Hermle offre al mercato delle aziende metalmeccaniche
Foto: Molto ampia l'offerta proposta al mercato dalla MCM Lavorazione a cinque assi realizzata sul centro di lavoro Thunder della Mandelli, Gruppo Riello Sistemi
Foto: Molto veriegata la produzione di centri di lavoro della Mori Seiki, qui sotto due soluzioni proposte dalla casa giapponese
Foto: La Serrmac punta in modo particolare sulla ricerca tecnologica.
Qui sotto una delle soluzioni presentate al mercato dalla casa italiana Due delle soluzioni proposte alle aziende metalmeccaniche dalla Overmach
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